Chi è l'uomo che (per ora) ha fermato Marchionne

Si chiama Thomas E. Lauria. Occupazione: legale di punta della White&Case, uno studio di 130 avvocati presente in 20 paesi. La colpa? Aver accettato di difendere i creditori di Chrysler che hanno rifiutato l’offerta, presentata da Obama ad aprile, per evitare la bancarotta della Casa di Detroit. “Dissenzienti” secondo alcuni, “speculatori” secondo la definizione di Obama, questi creditori, visti in pericolo i loro interessi, si sono rivolti “a un diavolo d’avvocato”.
9 AGO 20
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Così Lauria inizia a seguire il dossier Chrysler a novembre 2008. Calma piatta fino a marzo, quando l’Amministrazione rifiuta la proposta di riorganizzazione avanzata da Chrysler e si mette a dettare le condizioni. I creditori avrebbero dovuto accontentarsi di 29 centesimi per dollaro investito negli anni precedenti. Pochi rispetto ai 43 centesimi assicurati al sindacato dei lavoratori Uaw; pochi anche rispetto ai 29 centesimi garantiti a quattro grandi banche creditrici che però hanno beneficiato di finanziamenti anticrisi del governo, i Tarp. Di fronte a un avversario della taglia dell’esecutivo degli Stati Uniti, Lauria adotta una strategia di sfiancamento. L’avvocato, divenuto “juris doctor” nel 1986 all’Università del Tennesee, prima cerca una sponda nelle grandi banche creditrici. Appena queste scendono a patti con il governo, il novello Fabio Massimo cunctator preferisce far arretrare i suoi per qualche momento. Quanto basta perché Obama si stanchi di trattare e decida di andare in tv a spiegare che, per colpa di “speculatori”, Chrysler sarà costretta alla bancarotta.
A questo punto il campo di battaglia si sdoppia. Da una parte le aule giudiziarie: convinto di avere il diritto dalla sua parte – perché non si possono offrire agli obbligazionisti non garantiti condizioni migliori rispetto ai suoi clienti, in possesso di un “secured debt” – Lauria non si lascia scoraggiare da una prima decisione contraria del giudice fallimentare. Indietreggia ancora, poi torna all’attacco. Un tira e molla durato fino allo scorso weekend, quando, alla guida di tre fondi rimasti fedeli alla causa, chiede alla Corte Suprema di bloccare la vendita degli asset di Chrysler alla Fiat. Richiesta che ieri l’Amministrazione Obama ha intimato di respingere, viste le “gravi conseguenze” di un eventuale rinvio, ma che invece la Corte Suprema ha accolto: sospeso temporaneamente l’affaire Chrysler-Fiat, i giudici vogliono valutare nuovi documenti e ci sarà presto un’udienza. L’avvocato Lauria ingaggia anche una battaglia culturale: sfida a duello l’Amministrazione, accusata di mettere in pericolo la Costituzione.
Lauria – che ha guidato lo studio White&Case in alcune delle procedure di Chapter 11 più complesse della storia americana, ristrutturando oltre 100 miliardi di dollari di debiti per conto di Washington Mutual Inc, Wci Communities, Delphi Corporation, etc, – sceglie i microfoni di “760 Wjr”, programma radio popolarissimo in Michigan, per denunciare: “Uno dei miei clienti è stato direttamente minacciato dalla Casa Bianca”. Pochi minuti dopo il fondo Perella-Weiberg abbandona i “dissenzienti” e accetta la proposta del governo. La reazione di Lauria è immediata: “Se il presidente attacca l’istituto del contratto, quale diritto non calpesterà?”. Portato in trionfo dai blogger libertari e conservatori americani, e in Italia da Chicagoblog.it di Oscar Giannino, Lauria diviene, anche per commentatori come Larry Kudlow su National Review e Cnbc e Rush Limbaugh sul suo programma radio, icona della resistenza contro il “gangster government”. Lui si fa martire: se il governo minaccerà ancora, “domani non avrò altri clienti e la battaglia sarà finita”. Per ora però arriva il bello alla Supreme Court.